by SVR RSS

Archive

Feb
6th
Wed
permalink

“Bob Dylan: un caratteristico cantante folk”
di Robert Shelton

dal “New York Times” di venerdì 29 Settembre 1961

Un brillante quanto nuovo volto della musica folk è apparso al Gerde’s Folk City. Sebbene abbia solo venti anni, Bob Dylan è uno dei più singolari cantanti folk che mai abbiano suonato nei locali di Manhattan da molti mesi a questa parte.
Simile ad un incrocio tra un ragazzino da coro ed un giovane beatnik, il Signor Dylan ha un look da cherubino ed una massa di capelli scompigliati che in parte copre con il suo cappello di velluto nero simile a quello di Huckleberry Finn. I suoi abiti dovrebbero essere un po’ più curati ma quando suona la sua chitarra, o l’armonica oppure il pianoforte e scrive nuove canzoni più velocemente di quanto possa ricordarsele, non c’è alcun dubbio che egli sprizza talento da tutti i pori.
La voce del Signor Dylan è tutto fuorchè bella. Egli sta consapevolmente cercando di ricostruire la ruvida bellezza di un lavoratore dei campi del Sud che canticchia meditabondo sotto il suo portico. La sua musica è caratterizzata da un cantato tutto “tosse e latrato” ed una bruciante intensità permea le sue canzoni.
Il Signor Dylan è allo stesso tempo comico e tragico. Proprio come un attore di varietà del circuito rurale, egli offre una notevole quantità di buffi monologhi musicali: “Talking Bear Mountain” satireggia l’eccessivo affollamento di una barca per le vacanze, “Talkin’ New York” fa la stessa cosa con riferimento ai suoi problemi nel cercare di affermarsi e “Talking Havah Nagilah” si fa beffe della musica folk di moda e del cantante stesso.
Quando adopera la sua vena seria, il Signor Dylan sembra invece esibirsi in un film al rallentatore. Frasi elasticizzate sono prolungate all’inverosimile finchè si ha l’impressione che stiano per esplodere da un momento all’altro. Egli scuote la testa ed il corpo, chiude gli occhi sognante e sembra andare a tentoni in cerca di una parola o di uno stato d’animo, poi risolve la tensione trovandoli entrambi.
Il suo approccio personalizzato alla musica folk è ancora in fase di evoluzione. Sembra che egli abbia assorbito varie influenze come una spugna. A volte, il dramma al quale tende è un melodramma fuori bersaglio ed il suo stile minaccia di andare oltre per un eccesso di maniera.
Ma seppure non adatta a tutti i palati, la sua musica ha la maschera dell’originalità e dell’ispirazione, entrambe in quantità più che considerevole tenuto conto della sua età.
Il Signor Dylan è vago quando parla del proprio passato e del luogo di nascita, ma non ha molta importanza dove è stato rispetto a dove sta andando, e sembra che stia andando dritto in alto.

traduzione di Michele Murino